Navigando nel mare burrascoso di internet, a bordo del vigoroso Iceweasel potremmo imbatterci nella scritta:”Il tuo browser non è più supportato”.
Mozilla Firefox è uno dei browser più diffusi ed Iceweasel è al 100% compatibile con Firefox; talvolta però questa compatibiltà non viene riconosciuta e si viene bloccati inutilmente (vedi google plus).
Possiamo superare questa limitazione facendo in modo che iceweasel si dichiari al server compatibile con Firefox modificando lo user agent.
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Quando bisogna scegliere la distribuzione di linux più adatta alle proprie esigenze ci si trova davanti ad un bivio: stabilità o applicazioni aggiornate?
Murphy direbbe: “Se qualcosa può andar male, lo farà”; io aggiungerei: “nel momento meno opportuno”!
Per chi odia le brutte sorprese debian stable risulta un buon punto di riferimento. Quando però il mondo cambia a vista d’occhio ci si ritrova ad avere problemi di compatibilità.
E’ il caso di Firefox, ovvero Iceweasel delle repository, il quale ha subito diversi cambiamenti nell’arco di poco tempo, così ci si ritrova davanti ad una sbarra che recita “il tuo browser non è più supportato”.
Molto spesso si tratta solo di un problema di User Agent, ovvero quella stringa che consente al server di identificare il browser, come nel caso di google plus. (vedi come modificare lo user agent)
Vediamo comunque come installare una versione di firefox aggiornata ed ovviare al problema.
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Avete mai pensato, di fronte ad un documento PDF di qualche centinaia di pagine (o più addirittura!), di volerlo “restringere” o anche semplicemente di volerne cambiare la visualizzazione?!
Bene! Questa mini guida è ciò che vi serve!
Su Linux è semplicissimo e si agisce da terminale, installando innanzitutto il programma pdfjam con il relativo comando associato alla propria distribuzione.
Per chi utilizza Ubuntu (circa 200 MB):
sudo apt-get install pdfjam
Dopodichè, sempre da terminale, lanciamo il seguente comando per la formattazione del documento:
pdfnup ilmiodocumento.pdf –nup paginexpagina
Attenzione: nel suddetto codice, la parolina chiave nup è anticipata da due simboli meno, non uno!
Breve esempio.
Se voglio visualizzare due pagine in una, allora il comando sarà:
pdfnup ilmiodocumento.pdf –nup 2×1
Il nuovo documento non sarà sovrascritto all’originale, ma sarà salvato nella stessa cartella con nome simile ad ilmiodocumento2x1.pdf
Nella speranza di esser stato d’aiuto a qualcuno, vi saluto e vi rimando alle prossime guide che questo gruppo di giovani (soprattutto bravi!
) studenti è pronto a darvi!
Carlo Duca
Bene, dopo la prima parte riguardante l’installazione del sistema operativo Ubuntu Server 10.04 LTS, nella seconda parte, vedremo come installare i pacchetti (nelle distribuzioni linux i programmi vengono denominati per l’appunto pacchetti) e configurarli al meglio.
Vi avviso fin da ora che molto (a dire il vero, tutto
ma non vi spaventate) del lavoro che da qui in avanti faremo, sarà esclusivamente da riga di comando.
Durante l’installazione del sistema ci è stato richiesto di creare un account utente. Questo utente non possiede i diritti di amministratore per cui sarà limitato nelle sue azioni classiche.
Per questo motivo, il primo passo da eseguire, una volta avviato il server ed effettuato il login con l’utente precedentemente creato , sarà appunto attivare l’account di amministrazione (su linux questo viene identificato univocamente con il nome di root). Quasi dimenticavo, in fase di login non vederete alcun simbolo in fase di digitazione della password, è del tutto normale, non è la vostra tastiera a non scrivere nulla
.
Per fare ciò dovremo utilizzare il seguente comando
sudo su
ora vi verrà richiesto di inserire la password dell’utente attuale (nel mio caso account “utente”)
fatto ciò potremo notare che la CLI (command-line interface) è cambiata da utente@server a root@server.

Questo sta a significare che siamo diventati l’utente root come per magia.
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Come autore in Free Software Solution, non posso non esimermi dal dedicare un articolo sul meraviglioso mondo delle animazioni
Non voglio dissacrare completamente la tecnologia Adobe Flash in sé per sé, anche perché effettivamente ha creato uno “standard di fatto” (ndr: uno standard riconosciuto non da un organismo ufficiale, ma dall’utenza generica) dello sviluppo di animazioni, e noi non vorremmo mai che tutto questo sapere vada perso, d’altra parte non vorremmo mai che uno standard sia nelle mani di una tecnologia proprietaria, che decide autonomamente e impone a un utente il modo di sviluppare o usufruire del prodotto.
Detto in termini più terra terra:
- uno sviluppatore deve fare i conti con il codice Action Script che è totalmente definito da Adobe e può cambiare tutto da un giorno all’altro;
- un utente deve essere costretto a installare software di terze parti per poter godere appieno della pagina web che sta visitando: oggi può farlo gratis, domani non si sa;
- oggi Adobe rilascia il suo plugin per tutti i browser, domani può decidere di farlo solo per Chrome (proprietà di Google a sua volta proprietaria di Youtube con tutti i suoi video Flash). Compreso?
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Quanti di voi si sono chiesti: “come si realizza un proprio server?”. Ecco, se anche tu almeno una volta ti sei posto il problema, questa serie di articoli farà al caso tuo
In questa prima parte vedremo solamente come installare un sistema operativo di tipo server.
Come penso abbiate già potuto intuire, per realizzare il nostro server casalingo utilizzeremo un sistema operativo basato su Linux. Esistono molte distribuzioni più o meno valide per mettere in piedi un server. La mia scelta (personalissima e discutibilissima) però ricade principalmente su sistemi Debian based. Nello specifico utilizzerò Ubuntu Server 10.04 LTS (Long Time Support, nello specifico 5 anni per la versione server).
Innanzitutto, bisogna procurarsi l’immagine della distribuzione in questione: la trovate a questi link 32bit o 64bit.
Una volta prelevata l’immagine e masterizzata su di un dvd, potrete procedere all’installazione del vostro server seguendo orientativamente ciò che da qui a breve vi dirò.
Ovviamente se non possedete un pc da dedicare a server personale, potrete utilizzare una macchina virtuale (nei prossimi articoli vi farò vedere come realizzarne una).
Un’ultima cosa: il pc, per poter essere identificato all’interno della rete, dovrà avere un nome ed un indirizzo.
Per semplicità il nome (hostname) sarà server.esempio.org con indirizzo IP 192.168.1.123 e gateway 192.168.1.1
Vi avviso, tutte le procedure saranno da riga di comando quindi nessun luccichio di barre stile windows
Pronti, via!!!!
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Come tutti i buoni pinguini sanno, e anche come tutti i “non” pinguini temono, il sistema operativo gnu\linux può offrire interfacce utente che gestiscono la maggior parte delle funzioni principali di un computer ma che, per un motivo o per un altro e in qualunque sistema operativo in uso, queste possono non funzionare come si vuole o come dovrebbero.
Bisogna dire che ricorrere all’interfaccia testuale offerta dal terminale bash per linux, è un’arma in più e se vogliamo asettica agli errori, perché i comandi sono esatti e non consentono errori, come può accadere nel cliccare un pulsante sbagliato nell’interfaccia grafica. Per questo, per risolvere problemi critici o semplici operazioni di routine che richiederebbero decine di click, nei vari forum di assistenza gli utenti esperti chiedono all’utente novizio di digitare un comando testuale.
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